2019/2020

V esteso + cornice turk

Digital identity card
Tante analogie e tante differenze. Tutti hanno presentato le loro fonti di ispirazione artistica, i riferimenti delle loro ricerche, alcuni risultati delle loro esperienze, una piccola parte del loro mondo interiore. Attraverso le Digital Identity Card, i registi, i drammaturghi e i mediatori di BeyondtheSUD hanno approfondito la loro conoscenza per creare un mix di argomenti di cui discutere. Danze libere, mari in tempesta, foodporn, viaggi, infanzia, Federico Fellini, Carmelo Bene e molto altro ancora.

Digital identity card
So many analogies and as many differences. Everyone presented their sources of artistic inspiration, the references of their research, some results of their experiences, a small part of their inner world. Through the Digital Identity Card, the directors, playwrights and mediators of BeyondtheSUD presented themselves to create a mix of topics to discuss. Free dances, stormy seas, foodporn, travel, childhood, Federico Fellini, Carmelo Bene and much, much more.

Tassonomia
Dieci parole per classificare, guardare, individuare, la creazione dei paesi coinvolti, creando una mappatura a seconda di ciascuna parola. Come interpretare le realtà teatrale di Argentina, Cile, Uruguay, Italia e Grecia attraverso dieci parole, dieci temi, dieci sensi.

Taxonomy
Ten words to classify, look, identify the creative processes within the countries involved, creating a mapping according to each word. A way to interpret the theatrical realities of Argentina, Chile, Uruguay, Italy and Greece by ten words, ten themes, ten senses.

Focus on Betsud Research by Caterina Giangrasso Angrisani and Vittoria Lombardi

Mentore: Corrado Russo

Per il Focus on Research è stato fondamentale il confronto con i giovani artisti under 35 selezionati per il progetto Bet Sud e con i partner internazionali coinvolti. I contributi e i confronti con gli altri sono stati indispensabili e stimolanti. Per questo motivo ringraziamo Alfonso Arenas della Fundacion Teatro a Mil (Santiago), Gabriela Gobbi di El cultural San Martin (Buenos Aires) e Santiago Turenne dell’INAE (Montevideo). Li ringraziamo innanzitutto per i suggerimenti condivisi con noi e per averci permesso di indagare la scena teatrale e performativa dei 3 rispettivi paesi: Cile, Argentina e Uruguay.

 

La ricerca si è strutturata secondo il benchmark assegnato dai tutor del progetto: la tassonomia.

Siamo partite da 10 parole, anzi, da 10 concetti che hanno assunto una o più sfumature di significato diverse a seconda della lingua madre o dell’esperienza personale di ciascuno.

 

Abbiamo condotto la ricerca in diversi modalità: attraverso brevi interviste, scambi di conoscenze e questionari siamo venute a contatto con informazioni provenienti da questi Paesi.

 

I numeri della nostra ricerca possono essere utili per chiarire la portata del lavoro complessivo:

  • 60 singoli artisti
  • 12 gruppi artistici formali e informali
  • 15 festival e teatri
  • 15 residenze artistiche per la ricerca e la produzione
  • 5 reti artistiche

 

Uno dei risultati più evidenti della nostra ricerca è chiaramente la grande eterogeneità di artisti e situazioni artistiche e per tutti i paesi abbiamo cercato di fare un confronto tra la scena più tipicamente tradizionale e istituzionale e quella che potremmo definire “underground”.

 

Per quanto riguarda la scena teatrale argentina, possiamo dire di aver notato una forte visione produttiva, un ruolo importante della parola in un teatro strutturato principalmente con drammaturgie di derivazione letteraria.

 

Per quanto riguarda il Cile, abbiamo cercato di capire i profondi legami tra cultura e società e siamo riusciti a trovare una serie di caratteristiche tra cui: un forte interesse per la globalizzazione civile tra arte e politica, una forte influenza della storia su tutti gli artisti, un desiderio di sperimentazione dopo la liberalizzazione, un avvento molto interessante della drammaturgia femminile e un’azione di sensibilizzazione e consapevolezza internazionale.

 

Quello che abbiamo osservato in relazione alla scena contemporanea uruguaiana è come nuovi modi di produzione che cercano nuove forme di autorialità collettiva e processi bottom-uo / più orizzontali producono nuove forme di estetica e poetica, in contrasto con quelle più formali e consolidate.

Il concetto di “artista etc.” da “Amo a los artistas-etc” di Ricardo Bausbaum è un riferimento. È un breve saggio su quegli artisti che non si limitano a produrre opere, che Bausbaum chiama artisti-artisti, ma quegli artisti-curatori, artisti-scrittori, artisti-critici, artisti-critici, artisti-ecc, che hanno dato origine a riflessioni sulla pratica artistica da altri spazi.

Questo è qualcosa che possiamo dire di molti degli artisti che abbiamo studiato (non solo dell’Uruguay) e che abbiamo menzionato. Sebastian Alonso, per esempio, è un artista multidisciplinare che trae molte tecniche e pratiche dalle arti visive. Ha scritto un contributo “Modos de hacer colectivo en el arte uruguayo” che riassume la pratica vissuta in alcune opere collettive come Proyecto Casa Mario, EL Ojo Colectivo.

L’importanza dei territori e delle comunità come altre componenti di una dimensione plurale che entra in dialogo con gli artisti e i loro processi di creazione si può vedere nei progetti sostenuti e modellati da e in Campo Abierto, istituzione culturale – chacra cultural come hanno scritto sul sito web – che cerca di coinvolgere i modi locali di fare e di pensare attraverso progetti di arte comunitaria e di residenza, fondata tra gli altri dal coreografo Tamara Cubas, Campo Abierto è stato un luogo di ricerca per diversi artisti e collettivi artistici. Alla ricerca del “terzo paesaggio” che ogni confine suggerisce.

Per quanto riguarda i temi principali che vengono portati e indagati in scena citiamo memoria, otere, politica, storia e appartenenza, il controverso passato del XIX secolo. La coreografa Tamara Cubas per esempio, partendo dal concetto di “corpo politico” lo racconta come strumento politico di espressione che porta la memoria della struttura del potere che ognuno di noi eredita o dei traumi collettivi.

For the Focus on research it has been fundamental the comparison with the young artists selected for the project Betsud and with the international partners of the project. Contributions and comparisons with others have been indispensable and stimulating. We would like to thank Alfonso Arenas of Fundacion Teatro a Mil (Santiago), Gabriela Gobbi of ElculturalSanMartin (Buenos Aires) and Santiago Turenne of INAE (Montevideo). We would like to thank them first of all for the suggestions shared and for allowing us to investigate the theatre and performance scene of the 3 countries: Chile, Argentina and Uruguay.

 

The research is structured according to the benchmark assigned by the project mentors: the taxonomy.

We started from 10 words, or rather, 10 concepts that take on one or more different shades of meaning depending on the mother tongue or on the personal experience of each person interviewed.

 

We conducted the research in different ways: through short interviews, exchanges of information and knowledge and questionnaires we came into contact with information from these countries.

 

The numbers resulting from our research may be useful to briefly clarify the scope of the total work:

  • 60 individual artists,
  • 12 formal and informal artistic groups,
  • 15 festivals and theatres,
  • 15 artistic residencies for research and production,
  • 5 artistic networks.

 

One of the most evident results of our research is clearly the great heterogeneity of artists and artistic situations and for all countries we tried to make a comparison between the more typically traditional and institutional scene and the underground one.

 

As far as the Argentinean theatre scene is concerned, we can say that we have noticed a strong productive vision, an important role of words in a theatre mainly structured with dramaturgies of literary derivation.

 

As far as Chile is concerned, we have tried to understand the deep links between culture and society and we have been able to find a series of characteristics including: a strong interest in the civil globalization between art and politics, a strong influence of history on all artists, a desire for experimentation after liberalization, a very interesting advent of female dramaturgy and an action of awareness and international awareness.

 

What we observed related to the contemporary scene from Uruguay is how new ways of production that seeks new forms of collective authorship and bottom-up / more horizontal processes produce new forms of aestetichs and poetics, in contrast to the more and formal and more established ones.

The concept of “artista etc.” from “Amo a los artistas-etc” by Ricardo Bausbaum is a reference. It is a brief essay on those artists who do not limit their practice to producing work, which Bausbaum calls artist-artist, but those artist-curators, artist-writers, artist-critics, artist-etcs, who have given rise to thinking about artistic practice from other spaces.

This is something that we can say about a lot of the artists we studied (not only from Uruguay) and that we mentioned. Sebastian Alonso, for instance, is a multidisciplinary artists that draws a lot of techniques and practices from the visual arts. He wrote a contribution [Modos de hacer colectivo en el arte uruguayo  that summaies the practice experienced in some collective works such as Proyecto Casa Mario, EL Ojo Colectivo.

The importance of territories and communities as other components of a plural dimension that comes into dialogue with the artists and their processes of creation can be seen in the projects sustained and shaped by and in Campo Abierto, cultural institution – chacra cultural as they wrote on the website – that tries to involve local ways of doing and thinking through community art projects and residency.Founded among others by the coreogrpher Tamara Cubas, Campo Abierto has been a place for research for several artists and artistic collective. Looking for “the third landscape” that any borders suggest.

Concerning the main themes that are brought and investigated on stage we have Memory, Power, Politics, History and Belonging, the controversial past of the 19th century. The coreographer Tamara Cubas for instance, starting from the concept of “political body” as the bodies in themselves aren’t neutrual, a political tool for expression that brings the memory of power’s structure that each of us inherits or collective traumas, performed and talked about urgent political matters all around Europe as well.

Focus on: ABSENCE

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FABIAN GANDINI (Arg) IGNACIO BARTOLONE (Arg) JUAN PARODI (Arg) MARIANO TENCONI BLANCO (Arg) SANTIAGO LOZA (Arg)

ALFREDO CASTRO (Chi) CRISTIAN PLANA (Chi) TEATRO LA MARIA (Chi)

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Focus on: WORD/WRITING

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ARIEL FARACE (Arg) FESTIVAL NUEVAS DRAMATURGIAS EUROPA + AMÉRICA (Arg) LOLA ARIAS (Arg)

GUILLERMO CALDERÓN (Chi) LEYLA SELMAN (Chi)

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Focus on: BODY

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ARQUEOLOGÍA DEL FUTURO FESTIVAL (Arg) MARIE BARDET (Arg) PABLO ROTEMBERG (Arg) RODRIGO ARENA (Arg)

ELÌAS COHEN (Chi) ELISABETH RODRIGUEZ (Chi) PAULINA MELLADO (Chi)

NATACHA MELO (Uru) TAMARA CUBAS (Uru)

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Focus on: IMAGE

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EMILIO GARCÌA WEHBI (Arg) MARTIN BORINI (Arg) TEATRO NACIONAL CERVANTES (Arg)

JORGE FRANCISCO BRANTMAYER BARRERA (Chi) SILVIO LANG (Chi)

SEBASTIANO ALONSO (Uru)

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Focus on: TRADITION

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ALEJANDRO URDAPILLETA (Arg) CIRO ZORZOLI (Arg) DIANA SZEIMBLUM (Arg) FIESTA NACIONAL DEL TEATRO (Arg) MARÍA MARULL (Arg)                    TEATRO ESTABLE DE TUCUMAN (Arg) TEATRO SAN MARTÍN (Arg)

TEATRO ICTUS (Chi)

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Focus on: LANDSCAPE

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EDGARDO MERCADO (Arg) FERNANDO RUBIO (Arg) GERARDO NAUMANN (Arg)

CECILIA VICUÑA (Chi) RAÚL ZURITA (Chi)

CAMPO ABIERTO (Uru) VEICULO SUR (Uru)

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Focus on: PUBLIC

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GUILLERMO CACACE (Arg) MANOJO DE CALLES (Arg) MARIANO PENSOTTI (Arg)

DELIGHT LAB (Chi) LA PATO GALLINA (Chi) LAS TESIS (Chi) CENTRO NAVE (Chi)

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Focus on: CONTAGION

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ALEJANDRO CATALÀN (Arg) JOSÉ MARIA MUSCARI (Arg) JOSEFINA GOROSTIZA (Arg) LORENA VEGA (Arg)  SILVIO LANG (Arg)

CADA – ART ACTIONS COLLECTIVE (Chi) PEDRO LEMEBEL (Chi)

MARIANELLA MORENA (Uru) RED DES ARTES VIVAS (Uru)

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Focus on: INTERPRETATION

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GRUPO KRAPP (Arg) MARIANA CHAUD (Arg) MARICEL ALVAREZ (Arg) MARINA ROSENZVAIG (Arg) PACO GIMÉNEZ (Arg)

NELLY RICHARD (Chi) PAULA ZÚÑIGA (Chi)

ROBERTO SUAREZ (Uru) RED DES ARTES VIVAS (Uru)

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Focus on: SEDUCTION

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LAURA FIGUERAS & CARLA RIMOLA ARGENTINA (Arg) MARINA OTERO (Arg)

MANUELA INFANTE (Chi) RE-SENTIDA (Chi)

ARTISTIC PROJECTS

Lago Carallacu Project (Working Title)

di Guillermo Katz, Tatjana Motta, Bruno Acevedo Quevedo

mentori: Aktina Stathaki e Dario De Luca 

Lago Carralacu è una piccola città nota per le sue calde primavere, gli intimi negozietti e i suoi cittadini compiaciuti. È anche nota per i suoi pregiati esempi di edifici nello stile architettonico dell’Art Nouveau a forma di nave che rendono iconico il paesaggio vicino ad un’area industriale. Visita Lago Carallacu e potrai conoscere il noto lago secco (a causa dell’attività delle industrie), la leggenda della ragazza che ha cercato di navigare la terra e ha dato vita ad un incendio, i monumenti italo-americani costruiti dalla vasta comunità di immigrati Italiani, Argentini e Uruguaiani e il cimitero delle biciclette abbandonate! Visita Lago Carallacu, l’assenza di realtà della nostra società dei sogni!

Lago Carallacu Project (Working Title)

by Guillermo Katz, Tatjana Motta, Bruno Acevedo Quevedo

mentors: Aktina Stathaki and Dario De Luca 

Lago Carallacu it’s a little city known for it’s hot springs, little cozy shops and complacent citizens. Itis also noted for its many fine examples of Art Noveau architecture buildings with boat shapes, thatmakes an iconic landscape near an industrial area. Visit Lago Carallacu and you can learn about the well-known dry lake (due to the factories work), the legends around the girl who tried to sail theground and started up a whole burning, the italo-latin monuments built by the vast community ofI talian, Argentinian and Uruguayan immigrants, and the abandoned bicycle cemetery. Visit LagoCarallacu, a lack of reality of our dreamland society!

The World is ending, Democracy is falling, I am all alone and I want to fuck

di Greta Cappelletti, Patricio Ruiz, Lyto Triantafyllidou

mentori: Massimo Mancini e Mario Gelardi

Il mondo sta finendo, ancora e ancora. La vendita all’asta della statua della Venere di Milo (o forse della statua perduta di Elena di Troia) da parte del Museo del Louvre porta alla Terza Guerra Mondiale. La pandemia Covid19 spinge un giovane scrittore queer a tornare a casa, dove documenta il suo ritorno a una vita precedente mentre esplora il suo corpo come territorio straniero. Il grido di una donna post-apocalittica a causa del contatto sessuale diventa una canzone lirica che esprime l’aspetto pornografico della sua solitudine. I tre artisti, che non si sono ancora incontrati fisicamente, Greta Cappelletti, Patricio Ruiz e Lyto Triantafyllidou, compongono un collage del loro io assente, inventando una nuova mitologia della fine del mondo. Questo progetto è stato originariamente ispirato al personaggio mitologico di Elena di Troia. Helen è usata dai creatori come esempio di un corpo assente, un argomento politico fabbricato, una donna seducente, un corpo in vendita, un virus contagioso o anche un nutrizionista.

Con l’intenzione di riecheggiare il modo frammentato in cui si consumano le informazioni durante la navigazione in Internet, la performance è priva di una trama drammatica tradizionale. Il pubblico è invitato a seguire una serie di scene (o collegamenti ipertestuali!) Che tessono insieme un manifesto di 4 frasi: Il mondo sta finendo. La democrazia sta cadendo. Sono tutto solo. E voglio scopare.

The World is ending, Democracy is falling, I am all alone and I want to fuck

by Greta Cappelletti, Patricio Ruiz, Lyto Triantafyllidou

mentors: Massimo Mancini and Mario Gelardi

The world is ending, again and again. The auction sale of the Venus de Milos statue (or maybe the lost statue of Helen of Troy) by the Museum of Louvre leads to the Third War World. The Covid19 pandemic drives a young queer writer back home, where he documents his return to a previous life while he explores his body as foreign territory. A post-apocalyptic woman’s cry for sexual contact becomes a lyrical song expressing the pornographic aspect of her loneliness. The three artists, who have never physically yet met, Greta Cappelletti, Patricio Ruiz and Lyto Triantafyllidou, compose a collage of their absent selfs, inventing a new end-of-world mythology. This project was originally inspired by the mythological character of Helen of Troy. Helen is used by the creators as an example of an absent body, a political fabricated argument, a seductive woman, a body for sale, a contagious virus – or even a nutritionist.

With the intention to echo the fragmented way one consumes information while surfing the internet, the performance is deprived of a traditional dramatic storyline. The audience is invited to follow a series of scenes (or hyperlinks!) that weave together a 4 sentence manifesto: The world is Ending. Democracy is Falling. I am all Alone. And I Want to Fuck.

Real Heroes 

di Felipe Ipar, Mauro Lamanna, Juan Pablo Aguilera Justiniano

mentori: Alfonso Arenas e Luca Mazzone

Real Heroes è uno spettacolo itinerante sull’assenza e la resistenza.

Racconta tre storie ravvicinate che appartengono a tre mondi lontani, storie di padri costretti a separarsi dai figli per amore, per dovere, per lotta.

Le vite di questi padri sono straordinarie e intime, storie nascoste nelle pieghe di un mondo frenetico che inghiotte tutto, storie di resistenza, piccoli e invisibili atti di grande eroismo. Queste tre storie appartengono alla storia contemporanea italiana, uruguaiana e cilena, ma, nei valori, potrebbero appartenere a qualsiasi paese del mondo.

Un gruppo di spettatori è guidato da audioguide in un percorso a piedi attraverso un quartiere di una città, dove una voce, la voce del protagonista di una delle tre storie, mostrerà loro la strada nei luoghi che li circondano con un’altra lente: l’obiettivo della sua storia personale.

Il monologo, narrato in prima persona dal protagonista, mostrerà agli spettatori prima, forse, aspetti sconosciuti di quei luoghi, aspetti che per la sua storia personale sono stati però decisivi e fatali.

Real Heroes 

by Felipe Ipar, Mauro Lamanna, Juan Pablo Aguilera Justiniano

mentors: Alfonso Arenas and Luca Mazzone

Real Heroes is an itinerant performance about absence and resistance.

Tells three close stories that belong to three distant worlds, stories of fathers forced to separate from their sons for love, for duty, for fight.

The lives of these fathers are extraordinary and intimate, stories hidden in the folds of a fast- paced world that engulfs everything, stories of resistance, small and invisible acts of big heroism. These three stories belong to the Italian, Uruguayan and Chilean contemporary story, but, in values, could belong to any country in the world.

A group of spectators is led by of audio-guides on a walking route through a of a city district, where a voice, the voice of the protagonist of one of the three stories, will show them the way and the places around them with another lens: the lens of its personal story.

The monologue, narrated in first person by the protagonist, will show the spectators first, perhaps, unknown aspects of those places, aspects that for his personal story, however, have been decisive and fatal.

Αρχιπέλαγος

di Camilla Brison, Nicolàs Lange, Danai Liodaki

mentori: Santiago Turenne e Massimo Mancini

“No man is an island entire of itself”. Ogni persona è ridotta in frammenti. Vogliamo essere riparati, o vogliamo esplorare i pezzi rotti che ci compongono? Αρχιπέλαγος è un invito a vedere per l’ultima volta la mappa dei nostri ricordi che saranno distrutti. Mostreremo questi frammenti. Questi frammenti saranno una mappa della nostra vita. Ogni frammento è una storia. Ogni storia un clima, una temperatura, una canzone, una mappa. È un lavoro sugli innamorati e sui paesaggi senza di loro. Una dichiarazione di assenza come unico fossile che resiste all’estinzione. Αρχιπέλαγος è il nostro spazio performativo e lo spazio della narrazione dove tutte le storie si rivelano.

Αρχιπέλαγος

by Camilla Brison, Nicolàs Lange, Danai Liodaki

mentors: Santiago Turenne and Massimo Mancini

No man is an island entire of itself. Every person is broken into pieces. Do we want to be fixed, or do we want to explore the broken pieces that composed us? Αρχιπέλαγος is an invitation to see for the last time the map of our memories that will be destroyed. We will show these pieces. These pieces will be a map of our lives. Each piece is a story. Every story a climate, a temperature, a song, a map. It’s a play about lovers, and about landscapes without them. A declaration of absence as the only fossil that resists extinction. The Αρχιπέλαγος is our performing space, and the space of the narration, where all the stories were unraveled.